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Comincerò con una storia.

Credo che fosse il ’92 e io lavoravo in un ente che si occupava di persone con autismo. Un giorno risposi al telefono ad una donna. Lei mi disse di avere due figli e di sospettare che il più piccolo avesse l’autismo. Due cugini dei suoi bambini avevano ricevuto la diagnosi di autismo. Forse anche uno zio dei bambini aveva le caratteristiche dell’autismo. La signora mi disse che anche sua suocera aveva le caratteristiche dell’autismo. A quel punto le risposi che questa ultima evenienza era davvero improbabile, perché a quanto sapevo io, le persone con l’autismo non si sposavano.

Mi sbagliavo.

Adesso lo so. Oggi – anche se continuo a lavorare con bambini, adolescenti e adulti in situazioni di grande dipendenza – conosco persone con l’autismo sposate. Conosco persone con l’autismo che hanno terminato gli studi, lavorano, indipendenti, con figli. Ho conoscenti e amici con le caratteristiche dell’autismo. Collaboro professionalmente con persone con autismo. Mi arricchisco grazie ai loro racconti.

Cosa è successo dal ’92 a oggi? Innanzi tutto, è cambiato il nostro modo di concepire l’autismo. Read more »

Ho capito che non c’è un solo modo corretto per salutare ma molto dipende dalla persona.
Poi, non dipende solo dalle persone ma anche dalla cultura e dal paese: in America Latina nel mio viaggio ho sperimentato che si saluta appoggiando solo la guancia destra e non la sinistra (così è molto facile e rapido, beati gli aspie latinoamericani), mentre penso saprete che in Francia si danno dai 3 ai 4 baci dalle due parti (non invidio gli aspie francesi: per loro sarà complicatissimo), poi a ottobre ho scoperto che il modo tradizionale di salutarsi in Nuova Zelanda è poggiare la propria fronte sulla fronte dell’altro, inclinando la testa in avanti per evitare di prendersi a nasate :-D
Che cosa bizzarra è il saluto negli esseri umani.

Pietro